Questo integrato, che ha
dimensioni identiche a quelle di un normale transistor di media potenza tipo TO.220, dispone di tre soli
piedini (vedi fig.1).
Figura 1
- II piedino di
Entrata,
indicato E oppure Vin, riceve la tensione positiva da stabilizzare, che viene prelevata da
un ponte raddrizzatore provvisto del suo condensatore elettrolitico di livellamento.
- II piedino di Regolazione, indicato R oppure ADJ,
viene utilizzato per variare la tensione d'uscita sul valore desiderato.
- II piedino
di Uscita,
indicato U oppure Vout, e quello da cui si preleva la tensione stabilizzata.
In tutti i Data-Book sono
riportate per LM.317 queste poche e sommarie caratteristiche tecniche:
| Max Volt input/output |
40
Volt |
| Dropout Volt |
3
Volt |
| Minima
tensione uscita |
1,25 Volt |
| Volt
Max corrente uscita |
1,5Amper |
| Max
potenza dissipabile |
15 Watt |
| Ripple
in uscita |
-80 dB |

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L'articolo presente in questa pagina è
tratto dall'ottima rivista Nuova Elettronica N°169-170
pubblicato nel mese di Febbraio-Marzo 1994.
Titolo originale "L'INTEGRATO stabilizzatore UNIVERSALE LM.317".

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Max Volt
input/output: Molti
ritengono che questo valore indichi la massima
tensione applicabile sull'ingresso dell'LM.317.
AI
contrario questo integrato accetta sull'ingresso anche tensioni di 60 - 80 - 100 Volt, perchè la differenza tra la tensione, applicata
sull'ingresso e quella prelevata sull'uscita non risulti maggiore di 40 Volt.
Per spiegarvi meglio cosa si intende con questa differenza, vi portiamo qualche esempio.
Se sull'ingresso dell'LM.317 applicate una tensione
continua di 39 Volt, potrete realizzare un
alimentatore che potrà essere regolato da un minimo di 1,25 Volt ad un massimo di 36 Volt, in quanto non avrete mai
una differenza tra ingresso/uscita superiore ai 40 Volt.
Se sull'ingresso applicate una tensione di 46 Volt, potrete realizzare un
alimentatore che potrà essere regolato da un minimo di:
46 - 40 = 6 Volt
fino ad un massimo di 43 Volt, perchè scendendo sotto 6 Volt, otterreste una differenza
ingresso/uscita maggiore di 40 Volt.
Pertanto se sull'ingresso applicate 63 Volt, potrete realizzare un
alimentatore che potrà essere regolato da un minimo di:
63 - 40 = 23 Volt
fino ad un massimo di 60 Volt.
Non si potrà scendere sotto i
23 Volt,
perchè la differenza ingresso/uscita risulterebbe maggiore di 40 Volt.
Allo stesso modo se applicate sull'ingresso delI'integrato 98 Volt, potrete realizzare un
alimentatore che potrà essere regolato da un minimo di: 98 - 40 = 58 Volt fino ad un massimo di 95 Volt.
Dropout Volt: Questo dato indica la caduta di tensione
introdotta dall'integrato.
Quindi se sull'ingresso applicate una tensione di 46 Volt, la massima tensione stabilizzata che potrete prelevare sull'uscita non sarà mai
superiore a:
46 - 3 = 43 Volt.
Se sull'ingresso applicate una tensione di 15 Volt, la massima tensione stabilizzata che potrete prelevare
sull'uscita non sarà mai superiore a:
15 - 3 = 12 Volt.
Minima tensione uscita: Il valore di 1,25
Volt indica la minima tensione stabilizzata che e possibile prelevare da questo
integrato.
Questo significa che anche se calcolerete il valore ohmico della resistenze in modo da
avere in uscita 0,8 Volt, la minima tensione che
otterrete sarà sempre e comunque di 1,25 Volt.
Max corrente uscita: La massima corrente che LM.317 e in grado di erogare e di 1,5 Amper, purché I'integrato risulti fissato sopra un'aletta di
raffreddamento.
Senza questa aletta non sarà possibile prelevare più di 0,5 - 0,7 Amper, perchè non appena I'integrato si surriscalderà, entrerà
subito in protezione togliendo tensione
sull'uscita.
Max potenza dissipabile: La potenza di 15 Watt
riportata nelle caratteristiche si ottiene soltanto se il corpo dell'integrato e fissato
sopra un'aletta di raffreddamento.
Se l'aletta non riesce a dissipare il calore generato e la temperatura supera il suo
limite di sicurezza, entra in azione la protezione termica, cioè l'integrato abbassa la tensione in uscita, che quindi
non sarà più stabilizzata, e si surriscalda notevolmente.
Ripple in uscita: Per chi non lo sapesse, il ripple e il residuo di tensione alternata che si ritrova sulla
tensione continua stabilizzata
dall'integrato.
Quando, come in questo caso, si parla di un ripple pari a -80 dB, significa che il residuo
di alternata presente sulla tensione continua stabilizzata e minore di 10.000 volte.
Pertanto se avete regolato I'alimentatore per una tensione d'uscita di 18 Volt, su questa può risultare
presente un residuo di alternata di 0,0018 Volt pari a \, un valore cioè
irrisorio.
Per completare queste note, aggiungeremo che I'integrato LM.317 è provvisto di una valida protezione automatica contro i cortocircuiti.
LM.317 come STABILIZZATORE di TENSIONE
Lo schema base per
realizzare un completo alimentatore stabilizzato in tensione con LM.317 è riportato in fig.2.

Figura 2
In questo circuito trovate
diversi componenti che esplicano le seguenti funzioni:
C1 - E un condensatore elettrolitico di filtro che viene sempre applicato in prossimità del ponte
raddrizzatore.
C2 - E un condensatore poliestere o ceramico da 100.000
pF che andrà collegato vicinissimo tra il terminale Entrata e la massa per evitare autooscillazioni.
C3 - E un condensatore elettrolitico da 10µF, con una
tensione di lavoro di 50-63 Volt, che viene
utilizzato per rendere perfettamente stabile la tensione sul terminale di Regolazione.
C4 -
E' un condensatore elettrolitico applicato sul
terminale di Uscita che serve per eliminare
qualsiasi residuo di alternata.
Il valore di questo condensatore non dovrà mai risultare minore di 100µF e dovrà
avere una tensione di lavoro che non risulti mai inferiore alla tensione massima
stabilizzata che preleverete sulla sua Uscita.
DS1
- Questo diodo,
posto tra l'uscita e l'ingresso (il terminale positivo va rivolto verso l'ingresso), serve per proteggere l'integrato
ogniqualvolta si spegne I'alimentatore.
Senza questo diodo la tensione immagazzinata dal condensatore C4 si scaricherebbe in senso inverso all'interno dell'integrato, cioè dall'uscita verso I'ingresso,
danneggiandolo.
DS2
- Questo diodo,
collegato tra i terminali R ed U (il terminale positivo
va rivolto verso U), serve per scaricare istantaneamente il condensatore C3 in
caso di cortocircuito accidentale sui terminali d'uscita.
R1 -
Questa resistenza, del valore fisso di 220 ohm 1/4 watt, serve per ottenere, abbinata alla resistenza R2, un partitore resistivo dal quale si preleverà la tensione da
applicare sul piedino R di regolazione.
R2 -
Il valore di questa resistenza andrà calcolato in funzione del valore della tensione
stabilizzata che si vorrà prelevare sull'uscita dell'integrato LM.317.
Più basso e il valore di questa resistenza, minore sarà il valore della tensione stabilizzata, più alto è il valore della resistenza, maggiore sarà il valore della tensione stabilizzata.
Utilizzando per R2 una resistenza fissa, otterrete in Uscita una tensione stabilizzata di valore fisso.
Se in sostituzione di tale resistenza si inserirà un normale potenziometro lineare (vedi figura 3), si potrà
ottenere in Uscita una tensione stabilizzata
variabile.

Figura 3
COME SI
CALCOLA R2.
Per calcolare il valore
della resistenza R2 dovete conoscere il valore
della tensione massima applicata sul piedino Entrata e sottrarre a tale valore il numero
fisso 3 (valore di dropout).
Questo calcolo vi permetterà di stabilire la massima tensione che si potrà
prelevare sull'uscita delI'integrato, perchè se sull'ingresso applicate 20 Volt e poi calcolate il valore
della R2 per ottenere in uscita una
tensione stabilizzata di 25 Volt, la formula vi darà si un
valore ohmico, ma all'atto pratico non riuscirete mai ad ottenere 25 Volt, poiché sull'ingresso ci
sono soltanto 20 Volt.
Pertanto se sull'ingresso dell'LM.317 applicherete una tensione
di 20 Volt, voi potrete ottenere in
uscita una tensione stabilizzata massima di:
20 - 3 = 17 Volt
Se sull'ingresso applicherete una tensione di 42 Volt, voi potrete ottenere in
uscita una tensione stabilizzata massima di:
42 - 3 = 39 Volt
Conoscendo questo valore di tensione, per calcolare il valore
della resistenza R2, si dovrà utilizzare
questa semplice formula:
R2 ohm = [(Volt
uscita : 1,25) - 1] x 220
Dove:
Con Volt uscita si indica il valore della
tensione che volete prelevare sull'uscita dell'LM.317.
II numero 1,25 e la differenza di
tensione che esiste tra il piedino di Uscita e quello di Regolazione.
II numero 1 e un numero fisso fornito cella Casa
Costruttrice.
Il numero 220 e il valore in ohm della resistenza R1 applicata sul partitore
resistivo.
Detto questo, ammettiamo di voler calcolare il valore da utilizzare per la resistenza R2 in modo da ottenere
sull'uscita dell'integrato LM.317 una tensione stabilizzata
di 30 Volt.
Sappiamo gia che per ottenere questo valore la minima tensione che dovremo
applicare sull'ingresso dell'integrato dovrà risultare di 30 + 3 = 33 Volt, quindi sull'ingresso
potremo applicare tensioni maggiori, ad esempio 35-40-42 Volt, ma non tensioni inferiori
a 33 Volt.
Ammettendo ora di applicare sull'ingresso dell'integrato una tensione di 35 Volt, effettueremo queste due
semplici operazioni:
5 - 3 = 32 Volt
[(32 : 1,25) - 1] x 220 = 5.412 ohm
Per evitare errori nel calcolo del valore di questa resistenza, le operazioni da eseguire
per ricavare il giusto risultato sono in sequenza:
32 : 1,25 = 25,6
25,6 - 1 = 24,6
24,6 x 220 = 5.412
Poiché in commercio non esiste una resistenza di questo valore, potremo risolvere il
problema collegando in serie ad una resistenza da 3.300 ohm una seconda resistenza
da 2.200 ohm in modo da ottenere:
300 + 2.200 = 5.500 ohm
Oppure potremo collegare in serie alla resistenza da 4.700 ohm un trimmer da 1.000 ohm, che regoleremo fino ad
ottenere I'esatta tensione di 32
Volt (vedi
fig.4).

Fig.4
Conoscendo il valore della R2 inserita nel circuito e
ora possibile calcolare la tensione che si può ottenere sull'uscita dell'integrato.
La formula che ci permette di calcolare questo valore e:
Volt uscita = [(R2
: 220) + 1] x 1,25
Poiché nell'esempio
precedente abbiamo usato una resistenza da 5.500 ohm anziché da 5.412 ohm, per conoscere quale
tensione preleveremo sull'uscita eseguiremo nell'ordine queste operazioni:
5.500 : 220 = 25
25+1 =26
26 x 1,25 = 32,5 Volt
Tenendo presente che le resistenze hanno sempre una loro tolleranza, possiamo affermare che la
tensione che otterremo sull'uscita potrà variare in più o in meno di qualche centinaia
di milliVolt.
Se in questo circuito utilizzeremo un potenziometro da 4.700 ohm con in serie una
resistenza fissa da 1.000 ohm, non potremo ottenere un
alimentatore stabilizzato variabile in grado di fornire in
uscita una tensione massima di 33,63
Volt che
potrà scendere fino ad un minima di 6,93 Volt, infatti:
[(5.700: 220) + 1] x 1,25 =
33,63 Volt max
[(1.000: 220) + 11 x 1,25 = 6,93 Volt min
In questo caso la tensione che dovremo applicare sull'ingresso dell'integrato non dovrà
risultare minore di 33,63 + 3 =
39,63 Volt. |